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Varazze 1964, l’ inevitabile concorso
canoro. |
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GLI
INIZI
Silvio Capeccia nasce a Milano il 30
giugno 1957.
All’età di undici anni inizia privatamente
lo studio del pianoforte e a quindici intraprende
l’attività musicale nella maniera più
tipica per un teenager, cioè entrando a far parte
di una college band. Nella sala prove New Kary di Corso
di Porta Romana (oggi ovviamente scomparsa) un compagno
di classe del liceo scientifico Einstein lo presenta a tale
Enrico Ruggeri, bassista-cantante coetaneo che frequenta
il liceo classico Berchet.
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Subito tra Silvio ed Enrico si crea una magica intesa,
che proprio sotto l’aspetto musicale genera i frutti
più interessanti.
Infatti, mentre intorno a loro si celebra l’effimero
trionfo della disco-music, i due giovani musicisti scoprono
insieme l’elegante rock dei Roxy Music di Brian Ferry,
il decadentismo degli Sparks di “Kimono my house”,
l’ambiguità del Bowie di “Space Oddity”,
la ferocia del Lou Reed di “Rock ’n’ roll
animal”.
La formazione, battezzata
non senza ironia “Champagne Molotov”,
comprende Silvio Capeccia alle tastiere e seconda voce,
Enrico Ruggeri al basso e voce solista più altri
musicisti che in successione si alternano nell’organico.
Con quel repertorio assolutamente innovativo e spumeggiante,
che diventa ben presto il paradigma di uno stile di vita
da contrapporre all’esasperata politicizzazione di
tanti coetanei, la band inizia nel 1974 a farsi le ossa
esibendosi tra notevoli difficoltà ed ostacoli nelle
scuole della metropoli (Einstein, Berchet, Verri, Parini
etc.).
Prima o poi qualche produttore discografico si sarebbe accorto
di loro. |

L’esordio sedicenne sul palco del liceo Einstein
di Milano. |
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DECIBEL
Terminato
il liceo scientifico, Silvio Capeccia sente
la necessità di estendere le proprie
esperienze e si iscrive all’Università
Bocconi di Milano per seguire il corso di
laurea in Marketing e Advertising, sicuramente
il più creativo tra i diversi percorsi
della facoltà di Economia.
Dal punto di vista musicale, mentre Enrico
Ruggeri prosegue la sua attività
sulla scia dell’emergente punk rock
britannico, Silvio Capeccia inizia a sperimentare
le possibilità offerte dalla registrazione
multitraccia e si costruisce un rudimentale
home studio con un registratore a
bobine Akai, un frusciante effetto
eco, un mixer a quattro canali e un sintetizzatore
analogico
Crumar. I primi lavori solisti del compositore
inglese Brian
Eno, alla ricerca di nuove dimensioni sonore avvolgenti
e meditative, incuriosiscono la sensibilità
musicale di Silvio e lo stimolano a mettere a fuoco
una sua personale visione della musica strumentale.
Ma evidentemente i tempi non sono ancora maturi. |
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La
college band “Champagne
Molotov”: da sinistra Osvaldo Filippi,
Enrico Ruggeri, Pigi Billone e Silvio Capeccia.

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Nel 1978 Enrico Ruggeri ricontatta il vecchio amico
per proporgli di fare il suo ingresso nei neonati
Decibel, con l’obiettivo
di allestire insieme una formazione in grado di
presentare al grande pubblico la via italiana ad
un rock originale e raffinato. Silvio accetta con
entusiasmo. Insieme al chitarrista Fulvio Muzio,
al bassista Mino Riboni e al batterista Tommy Minazzi,
la band si ritira per alcuni mesi in una scuola
di Corbetta, a ovest di Milano, dove vengono messi
a punto repertorio e sonorità.
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E’
il 1980 quando i Decibel, sotto contratto
con la casa discografica Spaghetti-Rca,
partecipano al Festival di
Sanremo giungendo addirittura
quarti in classifica con la canzone
“Contessa” di Muzio-Ruggeri,
atipico brano nello stile cabarettistico
di Kurt Weill.
Il clamoroso successo che accompagna
la partecipazione al Festival porta
nei due anni seguenti i Decibel in
giro per l’Italia, fra tournèes,
trasmissioni radio-televisive e servizi
giornalistici.
Viene pubblicato l’album “Vivo
da re” in cui Silvio
Capeccia firma le musiche di cinque
canzoni inclusa la stessa “Vivo
da re”, song di grande e duraturo
successo che dopo oltre vent’
anni continua ad essere inserita periodicamente
in compilations e raccolte varie.
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Festival
di Sanremo 1980:da sinistra Fulvio Muzio,
Silvio Capeccia, Enrico Ruggeri (che
copre Sergio Nicosia)
e Mino Riboni. |
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Presso
gli Stone Castle Studios di Carimate, dove il disco
viene registrato con la produzione artistica
del
leggendario Shel Shapiro, Silvio ha modo di conoscere
tastieristi professionisti e sound engineers,
dai
quali può carpire i fondamenti della sintesi
elettronica e della registrazione; e trova comunque
il tempo, tra un concerto e un’intervista,
di laurearsi in Bocconi con il massimo dei voti
discutendo una tesi
sul ciclo di vita dei prodotti di largo consumo,
dal lancio sul mercato sino alla fase finale.

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Titolo
che presagisce in qualche modo la conclusione
di un periodo musicale, dato che Ruggeri
decide in quei mesi di proseguire la sua
carriera come solista mentre i Decibel nel
1982 realizzano l’ album “Novecento”.
I brani, firmati da Muzio e Capeccia al
quale sono affidate anche le parti vocali,
mettono in luce una vena romantico-decadente
musicalmente influenzata dal rock elettronico
inglese.
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Trascorsi alcuni mesi dall’uscita
del disco, Fulvio Muzio si trasferisce
per
motivi di studio negli Stati Uniti e Silvio
Capeccia, dopo aver pubblicato con Livio
Garattini il libro “Farmaci economia
salute” (Pensiero Scientifico Editore), può tornare al discorso iniziato
qualche anno prima sulla ricerca di nuove
sonorità e dimensioni musicali.
Frequenta il corso di perfezionamento di
armonia e composizione presso la Scuola
di Musica di Milano, cede in blocco la
vecchia strumentazione per dotarsi di
un nuovo set-up
di tastiere e apparecchiature elettroniche
e si lancia nel nuovo
viaggio alla scoperta
di quella che oltremanica già qualcuno
comincia a
chiamare “Ambient music”. I tempi
adesso sono maturi. |
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L’ultima
formazione dei Decibel dopo
la pubblicazione di “Novecento”:
da sinistra Fulvio Muzio,
Silvio Capeccia (in elevazione),
Maurilio Menzinger e Andrea
Milanesi. |
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AMBIENT MUSIC
“La
musica ambient non ci aggredisce frontalmente, ma
si diffonde lentamente nell’aria per circondare
ed avvolgere da ogni lato; è una musica in
apparenza statica, che in realtà si muove
sinuosa in una impercettibile, continua mutazione”.
Queste parole costituiscono il manifesto programmatico
che ispira la concezione musicale di Silvio Capeccia.
Il primo lavoro in tale direzione, commissionato
nei primi anni novanta dall’ Associazione
culturale “Obiettivo sul mondo”, riguarda
il commento sonoro di documentari geografici
ambientati nel Centro-America e in Estremo Oriente.
Tali documentari vengono proiettati con buon successo
di pubblico in alcune sale cinematografiche lombarde:
uno di essi, “La terra dei Maya”, viene
anche pubblicato su videocassetta.
All’ attività di composizione di soundtracks
segue la realizzazione di alcuni cosiddetti “Background
musicali” che vengono utilizzati dall’attore
Maurilio Menzinger Biasior nella performance
teatrale “Umani ed altri estranei”.
Una serie di racconti di fantascienza scritti negli
anni cinquanta da Fredric Brown (autore di culto
del genere) diventa il terreno ideale per una
nuova esplorazione sonora, finalizzata a costruire
intorno alla voce recitante un’atmosfera tesa
ed angosciante.
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Parallelamente
Capeccia continua la collaborazione con
Muzio e il produttore Shel Shapiro sotto
l’egida del marchio “Decibel”:
agli inizi del 1998 infatti l’etichetta
californiana indipendente Mp3.com pubblica
il CD strumentale “Desaparecida”.
L’album, nel quale convivono passione
e spiritualità, contiene l’eterea
“Pranayama” che raggiunge il
secondo posto nella Internet Chart sezione
New age.
Terminate le registrazioni i Decibel volano
a La Habana dove per la regia di Angelo
Longoni viene girato in un mese l’omonimo
videoclip, esattamente un anno prima che
Cuba diventi terra di conquista per Wim
Wenders e per orde di turisti europei.
Qualche tempo dopo il ritorno in Italia,
la band presenta l’intero lavoro
(CD e videoclip) in un concerto live
all’
Auditorium di Villasanta, esibizione con
cui Silvio deciderà di sospendere
la sua pluriennale esperienza nei Decibel.
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Il team di “Desaparecida”
durante una pausa al Top Studio di Canneto:
da sinistra il produttore Shel Shapiro,
Silvio Capeccia, l’arrangiatore Marco
Zanoni e Fulvio Muzio (in piedi).
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Alla fine degli anni novanta Capeccia compie un’incursione
nel terreno della musica elettronica: “Voices”
sono nove episodi contraddistinti dalla presenza
di voci tratte da dialoghi di gente comune, discorsi
radiofonici ed altre situazioni catturate on the
road. Della raccolta fa parte “Poke-monks”,
un puro canto gregoriano in modalità misolidia
con inquietanti sovrapposizioni techno, che rimane
in testa alla Internet Chart sezione Ambient music
per due settimane collezionando alcune decine di
migliaia di downloads.
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Le esibizioni live di Capeccia sono sporadiche: nel 2004 presenta al Teatro Blu di Milano l'evento "Ambient piano music", simbiosi tra musica, voci fuori campo e immagini in dissolvenza. Successivamente accompagna al pianoforte il vecchio amico Enrico Ruggeri in due concerti unplugged, quindi propone con l'attore Maurilio Biasior la pièce "Un'isola dentro un'isola", musica ambient per sette racconti tra pianoforte e voce narrante.
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Oggi Silvio Capeccia realizza esclusivamente ambient music. Libero da vincoli commerciali, discografici e contrattuali, egli persegue in solitudine un suo preciso ideale artistico, secondo cui la musica ambient deve creare un unicum sonoro-visivo con la situazione di riferimento. Ogni evento, da una mostra fotografica ad una performance multimediale fino ad un monologo teatrale, può essere valorizzato nell'estetica e nei contenuti dall'abbinamento con una musica adeguata. Non é azzardato ipotizzare che nel prossimo futuro anche una situazione non-artistica possa beneficiare del supporto della musica ambientale: lo speech di una convention aziendale, il settore spa di un hotel benessere, il reparto food di un supermarket... Silvio lavora in questa direzione.
|  29 marzo 2004: “Ambient piano music” al Teatro Blu di Milano. |
 Esposizione del pittore Aldo Vendrame con ambient music di Silvio Capeccia. | Dal punto di vista strettamente musicale i brani di Silvio Capeccia si possono definire "composizioni-flusso" in cui gli eventi sonori si susseguono in maniera ciclica e ripetitiva senza una introduzione, un leit-motiv, nè tantomeno uno sviluppo melodico o una progressione così come teorizzati dalla musica classica o praticati nella pop music. Questo concetto di continuum sonoro suggerisce un parallelismo con il mondo della pittura, laddove Piet Mondrian scriveva che "...ciò che si manifesta come un rettangolo é solo una forma apparente, nella quale le linee si intersecano, si toccano tangenzialmente, ma in verità continuano ininterrotte..."
Le composizioni di Capeccia sono proposte in esclusiva solo su Internet, all'interno delle sezioni ambient dei principali siti di musica indipendente. Nel menu "Ascolto musica" di questo sito é possibile ascoltare e scaricare alcuni brani, suddivisi in aree di utilizzo suggerite dallo stesso autore. |
“…una musica in apparenza statica, che in realtà si muove sinuosa in una impercettibile, continua mutazione”.
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