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L’ATTORE MAURILIO MENZINGER BIASIOR
INTERVISTA SILVIO CAPECCIA
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Ti sembra
banale se inizio l'intervista chiedendoti come e quando
hai iniziato a suonare?
Tutt'altro. Ogni musicista ha avuto un suo approccio personale
con la musica, ma alla fine i differenti modi di contatto
portano inesorabilmente allo stesso punto d'arrivo, vale
a dire considerare la musica come l'aspetto centrale della
propria esistenza.
La mia personale scintilla scattò all'età
di dieci anni, quando mi capitò di mettere le mani
su di un piccolo organo Farfisa a casa di mia cugina Cristina.
Ovviamente non sapevo ancora suonare, però rimasi
affascinato dall' atmosfera magica che i suoni generati
dal casuale movimento delle dita sulla tastiera erano in
grado di creare.
Fu mio nonno Giuseppe che, devo dire fidandosi ciecamente
del nipote, mi regalò un pianoforte verticale Ibach
(che tuttora possiedo) sul quale iniziai gli studi classici.
Il fatto di avere in casa il "mio"
pianoforte, e non un piano a noleggio da restituire quando
mi fossi stufato della musica, fu come un patto stretto
con il destino, il vincolo di un amore che mi avrebbe accompagnato
negli anni futuri. |
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Quali sono stati i tuoi studi musicali ?
Ho sempre studiato musica privatamente, non mi ha mai interessato
la possibilità di entrare in conservatorio o di intraprendere
l'attività concertistica. La verità nuda e
cruda è che a me non piace suonare musica che non
mi appassiona: certamente nel corso degli anni ho dovuto
studiare quelli che sono i fondamenti di un buon musicista
(e ciò è stato sicuramente necessario e redditizio)
però, appena ho potuto, mi sono dedicato ad approfondire
gli aspetti che più mi interessavano. Tanto per fare
qualche esempio, non mi è parso vero che il mio Maestro
mi proponesse finalmente lo studio dei Mikrokosmos di Bartok
visto lo scarso entusiasmo che dimostravo verso le sonate
di Clementi …così come ricordo con estremo
piacere gli studi con il Maestro Mantegazza e poi con il
Maestro Messina su quella materia così esoterica
ed alchimistica quale considero ancora oggi la composizione.
Che tipo di musica ascolti, e quanta musica ascolti ? Non
credi che ci sia troppa musica in giro ?
Non ascolto un solo tipo di musica. Mi piacciono
il jazz di Sidney Bechet e Teddy Wilson, il progressive
rock degli anni Settanta di King Crimson e Gentle Giant,
il rock decadente degli Sparks degli anni Ottanta, la ambient
music di Brian Eno ("Neroli" è l'album
che preferisco) e del pianista americano minimalista Harold
Budd. A livello di musica classica prediligo Prokofiev,
con le sue armonie dissonanti ma non troppo e quelle melodie
che sembra non finiscano mai, così come adoro le
pièces per pianoforte
di Erik Satie, il compositore
francese di fine Ottocento precursore del moderno minimalismo.
Su di lui ti vorrei raccontare qualcosa di più …
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Mosca
1990, tributo alla tomba di Sergei Prokofiev.
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…sentiamo …
Accadde molti anni fa, e
consente di ricollegarmi alla tua domanda
su quanta musica ci sia in giro. Bene,
mi capitò tra le mani un LP che
probabilmente era stato abbinato a qualche
enciclopedia o servizio di pentole per
la casa: conteneva tutta quella serie
di brani per pianoforte arcinoti e ormai
banalizzati, tipo "Per Elisa"
e "Al chiaro di luna", ma tra
questi c'era anche la "Gymnopedie
n.1" di Erik Satie … una vera
gemma, uno di quei pezzi che cambiano
il tuo modo di concepire e di vivere la
musica. Così successe a me, quell'ascolto
mi ha svelato le porte di un nuovo mondo
in cui la musica ha un respiro in simbiosi
con
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“I love deserts”. |
il nostro
respiro, in cui un brano crea una nuvola
di protezione all'interno della quale noi
possiamo vivere un'esperienza rarefatta
e unica.
E' vero, c'è troppa musica in giro:
nei ristoranti, nei supermercati, negli…
ascensori, ma sta a noi e alla nostra sensibilità
musicale far sì che tutta questa
musica inutile ci scorra in superficie senza
lasciare traccia, riservando lo spazio solo
per quella musica che possa arricchire la
nostra esperienza emotiva.
Se ti chiedo quale è la tua
strumentazione mi puoi dire qualcosa o ti
avvali della facoltà di non rispondere
?
L’attuale
set-up del mio Cap Studio comprende quattro
elementi: un piano Kawai MP9500, che ha
una meccanica meravigliosa e una sonorità
morbida e ovattata, una tastiera Korg Triton,
duttile ed affidabile, una tastiera Yamaha
Motif 6 con i suoi suoni cristallini e
un sintetizzatore Clavia Nord Lead 2 che
utilizzo
alla stregua di un oscillatore vintage.
Piloto le tastiere via Midi con un obsoleto
software Cakewalk versione 6 e il tutto
finisce in un Roland VS 2480, dove registro
in digitale generalmente one shot senza
ulteriori sovrapposizioni. Se mi serve
un
supporto ritmico utilizzo alcuni groove
con l'ausilio di un campionatore Akai
Z8.
Tieni presente che sono arrivato a questa
strumentazione passando per numerose tastiere
(iniziai con un Minimoog cui seguirono Arp
Quadra, Ensoniq Mirage, Korg Wavestation,
Supernova …) sempre poi rivendute
per acquistarne altre. L'attuale set-up
è veramente un punto d'arrivo perché
con questi strumenti ho costruito e modificato
nel tempo una serie di suoni, in realtà
non più di una dozzina, che oggi
come oggi rappresentano esattamente quello
che intendo esprimere nella mia musica.
In realtà, le tastiere che ti ho
citato mi offrono svariate centinaia di
sonorità differenti ed anche arrangiamenti
preconfezionati (bleah) che però,
molto semplicemente, non mi servono. La
mia dozzina di suoni personalizzati è
più che sufficiente per realizzare
quanto so e desidero fare.
Vorrei concludere
l'intervista chiedendoti quale è
il tuo interesse maggiore, artisticamente
parlando, dopo la musica.
La pittura.
Mi piace frequentare le gallerie d'arte
e non solamente per motivi di lavoro; d'altronde
sono state ampiamente dimostrate le similitudini
tra musica e pittura, sia a livello di processo
creativo che di evoluzione storica.
Il mio periodo preferito è il primo
Novecento, in particolare le geometrie di
Mondrian e i quadri suprematisti di Malevic;
ultimamente però sto cominciando
ad andare a ritroso nel tempo e così
scopro di essere molto interessato ad artisti
quali Guercino e Vermeer … Cosa vorrà
dire ?
Silvio,
ne riparleremo in occasione della prossima
revisione del sito … |
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